28.7.06

Diario di guerra, giorno 17

Se io fossi Ehud Olmert

Aggiornamenti in basso

Ieri il gabinetto di difesa ha fatto una mossa militarmente suicida, respingendo la richiesta di un allargamento del conflitto che proveniva dall'IDF (ma stabilendo al contempo il richiamo di 15.000 riservisti). Per capire questa mossa, e cercare di analizzarne il senso, probabilmente occorre mettersi nei panni del primo ministro, al quale non saranno certamente ignote le opzioni e le analisi strategiche che linkavo ieri (e che per la verità sono tutte poco rassicuranti sulla possibilità di una vittoria rapida e indolore, o persino di una vittoria conseguita con le sole armi). Ispirandomi ad un profetico articolo del WSJ, proviamo a fare questo esercizio.

Chi saresti?
Se fossi Ehud Olmert, saresti primo ministro per caso e in sostituzione di Ariel Sharon, senza averne nessuna delle qualità, e nemmeno dei difetti. Saresti un uomo medio, senza esperienza militare, a capo di un governo dove nemmeno il ministro delle difesa ha mai comandato sul campo niente di più importante di una compagnia.
Allo scoppio della crisi, avresti dato ascolto e fiducia al tuo capo di stato maggiore, Dan Halutz, che è un teorico della guerra aerea. E per un po' saresti stato convinto che la superiorità aerea è esattamente quello che ci vuole per cancellare Hezbollah dalla mappa politica del Libano per sempre, spendendo molto denaro, ma senza perdere nemmeno un soldato d'Israele. Per qualche giorno i dati delle distruzioni, 25%... 40%... ti avrebbero confortato. Ma dopo una decina di giorni di attacchi aerei massicci, e di altrettante massiccie e anzi crescenti risposte missilistiche, mentre metà del paese continua a essere chiusa nei rifugi o rifugiata altrove, avresti cominciato a porti delle domande.

Presto o tardi saresti giunto alla conclusione che l'offensiva aerea da sola non è in grado di raggiungere i suoi obiettivi e ti saresti attrezzato ad una limitata azione sul terreno, attento a non ricadere mani e piedi nel pantano libanese, l'incubo che incombe da vent'anni su ogni decisione militare. Saresti confortato dal fatto che ci siano ottime ragioni per non essere avanzato dall'inizio: limitare le perdite israeliane su un terreno infernale, e anche evitare un massacro di civili che avrebbe immediatamente messo in crisi il consenso interno e scatenato le ire della comunità internazionale.

Bene, quindi. Almeno finché le truppe non cominciano a mettere piede sul terreno. Qui emergono subito i difetti dell'approccio graduale. Hai perso il momento buono. Hezbollah è i posizione pronto a darti l'accoglienza più feroce e tu non hai forze sufficienti per agire con un chiaro vantaggio sul terreno. Sarebbe stato molto meglio fare il contrario: prendere subito il controllo del sud del Libano fino al Litani e poi, con calma, ripulire il terreno alle spalle, eliminando Katiuscia e mortai ormai tagliati fuori dalle linee di comando e di rifornimento e distruggendo pezzo a pezzo l'infrastruttura militare che Hezbollah ha impiegato sei anni a costruire.

Se l'avessi fatto, cominceresti a vedere la soluzione, non avresti metà del paese rifugiato altrove e non ti troveresti in mezzo ad acque diplomatiche sempre più agitate. Adesso, in ogni momento, un errore dell'aviazione può creare un massacro che sarà mostrato a cena a tutta l'opinione pubblica mondiale: un disastro che già due volte è costato lo stop americano alle operazioni in Libano, e che sarebbe fatale anche questa volta.

Ecco il dilemma. Vista dall'esterno, questa guerra non si può perdere. Nella realtà dei fatti, perderla è molto probabile. La distanza tra realtà e apparenza rende la vittoria ancora più difficile.

Cosa vuol dire perderla? Permettere a Hezbollah di tornare sul confine sarebbe il disastro peggiore. Non riuscire aa disarmarlo e vedere dispiegata una forza multinazionale di pakistani honduregni e norvegesi (o qualcosa di altrettanto militarmente improbabile) sarebbe quasi altrettanto male. Continuare all'infinito la campagna aerea, che diventerà presto o tardi un boomerang politico e diplomatico, è la terza possibilità di perdere la guerra con Hezbollah.


In queste condizioni, probabilmente decideresti di: rallentare i bombardamenti su infrastrutture civili ma continuare quelli sulla leadership di Hezbollah e le attrezzaature missilistiche [continuano pesantissimi e questa notte è stato distrutto il comando missili di Tiro]. Forse non si riuscirà a uccidere Nasrallah, ma è nelle possibilità di Israele evitare di farlo mai più apparire in pubblico (e qui si torna al primo punto di ieri, su come battere la "terroriglia").

Allo stesso tempo avanzerai con le forze di terra fino al Litani [aspettiamoci sorprese a breve, qui, e concentriamoci su quello che Israele fa, non su quello che dice] e distruggerai ogni bunker, installazione, attrezzatura di comuniczione, deposito di munizioni. Poi ritirerai il grosso delle forze appena possibile, ma annuncerai che Israele sparerà a vista ad ogni Hezbollah che si avvicini a 10 chilometri dal confine. Non avrai fermato i missili a lungo raggio, ma avrai messo Haifa e Tiberiade al sicuro dai Katiuscia. Per quanto riguarda Fajar e Zilzal, considererai Damasco responsabile del loro uso, e lo dichiarerai pubblicamente, visto che questi missili iraniani non avrebbero mai potuto raggiungere Hezbollah e non potrebbero essere lanciati senz il consenso siriano. [ieri Nasrallah era a Damasco a incontrare responsabili iraniani e siriani] Questo dovrebbe risolvere il problema con Assad che non è in grado di rischiare una guerra in prima persona.

Poi, ti siederai al tavolo diplomatico, pronto discutere con grande apertura qualunque soluzione a patto che siano soddisfatte due condizioni: il ritorno dei tuoi soldati e il disarmo di Hezbollah, come dal Risoluzione 1559.

Non succederà mai. Ma nel frattempo, avrai il controllo del sud del libano, sicurezza per i tuoi confini e umilierai Hezbollah. Ossia, avrai vinto la guerra.

Seguire il conflitto su googleheart

Io non sono capace di usarlo, ma sto imparando. Qui c'è il file, aggiornato aggiornato agli ultimissimi avvenimenti






Aggiornamenti


16.10 - Hezbollah spara un nuovo tipo di missili a lungo raggio.

16.00 - Era ora. L'Unifil toglie gli osservatori dalla linea del fuoco e si ritira dal sud del Libano

13.00 - Un po' ingelosita dai proclami di Nasrallah e Ahmadinejad, anche Al-Qaeda ha dichiarato guerra allo stato ebraico.

12.40 - La notizia che Hezbollah è Israele hanno stabilito un primo contatto attraverso la Croce Rossa tedesca è una bufala? Il sito in inglese di Al-Hayat, citato come fonte, non ha tracce della "notizia"

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Toni,
inanzitutto ti faccio di nuovo i complimenti per il blog.. veramente ben fatto e aggiornato.

In secondo luogo vorrei esprimermi sulla decisione di ieri di non accettare il piano di Halutz: sinceramente rimango un pò stupito anche io, che senso ha limitare una manovra militare che era iniziata su larga scala rendendo ormai la situazione compromessa?
Che senso ha creare una zona cuscinetto di 2 km nel niente, lasciando a hizbollah la possibilità di organizzarsi nell'entroterra?
Che senso ha continuare ad avere un ministro della difesa che ha fatto il sindacalista ma mai il generale?
Che senso ha continuare a "provocare" l'opinione pubblica con frasi sul "continuamento dell'offensiva" quando poi la situazione obiettivamente si congela dopo 2 km dal confine?
Che senso ha occupare 2 km! quando il raggio dei grad arriva fino a 30!
Che senso ha fare gli attendisti, quando il 71% della nazione desidera un inasprimento del conflitto?
L'unica cosa che mi viene in mente è che Olmert sia ormai intenzionato ad aspettare l'arrivo della forza ONU e lasciargli il resto del lavoro sporco, oppure ha paura di gettarsi in una situazione stile Iraq.
In entrambi i casi sarebbe una sconfitta imho.
Stà a vedere che quasi quasi torno al Likud.
Shalom

Tonibaruch ha detto...

Shalom anonymous (mi farebbe piacere se firmassi almeno con un nick, altrimenti faccio confusione)

Ho postato in corso di testo un aggiornamento che avevo in testa ma non avevo avuto tempo di linkare stamattina.
Io credo che la cosa importante sia quello che Israele farà, non quello che dice. Come Peretz aveva detto molto sensatamente nelle prime ore "lasciamo che siano i fatti a parlare".

Abbiamo uno stop, ma abbiamo anche tre divisioni richiamate che stanno cominciando ad addestrarsi. Se quella che si prepara è un'offensiva limitata, ma che arrivi almeno al Litani, tanto meglio non scriverlo sul giornale e non allarmare inutilmente la Siria.

Con il Libano del Sud in mano e la Bekaa sotto il fuoco dell'AIF, secondo me si può aspettare con grande calma che il consesso mondiale decida il modo di sostiuire l'IDF, ma con una missione armata e non di osservatori, al Sud.

Non credo che si possa sensatamente tornare a Beirut e nella Bekaa con l'esercito. Questa è una guerra che non si vincerà con le sole armi, anche se occorre conseguire obiettivi militari magari limitati, ma chiari.

Dopo, con lo stivale sulla gola di Nasrallah, si può anche negoziare. Anzi, si deve.

Mirco ha detto...

IMHO, la tua analisi è bidimensionale, la dove dovrebbe essere, per lo meno, tridimensionale.
La strategia, ma anche la politica, di questa situazione sono estremamente complesse ed estremamente semplici allo stesso tempo.
Un esempio, è il fatto che Israele non stia già invadendo il Sud del Libano.
Può essere visto come un problema di leadership o come un modo di evitare di giocare al gioco di Hezbollah.
Nella partita ci sno altri giocatori, differenti da Israele, Siria, Iran e Hezbollah.
Ci sono le altre fazioni libanesi, ci sono gli USA e la Francia, i paesi arabi "moderati" sunniti e altro ancora.

weird (?) ha detto...

Im miei più vivi complimenti per il tuo blog, innanzitutto.

Hai ragione, manca un leadership militare, e si vede.

Leggi qui:

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3282132,00.html

Spero che sia come dici tu, che in realtà stiano dissimulando l'offensiva terrestre, ma non sono affatto convinto che sia così.

Questo scrissi il 12 luglio u.s.:

"Adesso tutti temono che Israele invada nuovamente il Libano meridionale, come nel 1982.
Israele vi si impantanò allora, e per molti anni (doveva invece essere un’azione lampo, tesa a creare un cuscinetto di sicurezza dopo l’affondo su Beirut), ed a maggior regione ciò potrebbe accadere oggi, con l’aggravante di aprire un secondo fronte (oltre a quello dei Territori) e di dover affrontare un conflitto 'alla irachena'.

Sì perché l’Iraq 2003/2006 è il nuovo benchmark delle strategie militari asimmetriche mediorientali. Nulla a che vedere con il pattern tradizionale delle guerre arabo-israeliane del passato. Un conflitto nel quale anche l’Esercito Israeliano si troverebbe ad affrontare difficoltà assai impervie. Merkava ed F-16 servirebbero a poco, questa volta. Come M-1 Abrams ed F-16 sono serviti a poco agli USA, in Iraq."

Tutto 'sto strombazzare sulla campagna aerea, dopo tutto quello che è successo in questi anni, mi prese in contropiede: sono americanate che non ti aspetteresti da gente di immensa esperienza come Israele.

Gli hezbollah sono terroristi ma non sono scemi.

I tempi del tiro al piccione siriano (Bekaa, 1982) e del 1967 sono belli che andati.

weird (?)

Anonimo ha detto...

E' VERO: Gli hezbollah sono terroristi ma non sono scemi.

Olmert invece è un coglione.

Attaccare il Libano significa dare una grande vittoria propagandistica per hezbollah.

Ma una volta che si è preso questa decisione tanto vale andare fino in fondo. I villaggi del sud covi di Hezbollah devono essere rasi al suolo prima di rischiare le vite dei soldati israeliani.

Tanto ormai si è pagato il prezzo delle critiche dall'opinione pubblica: non è che se distrugge solo 10 edifici sarà trattato un pò più bene che se ne distrugge 20

Cantor ha detto...

Ciao Tony, ricordati che ti linko ogni giorno sul mio blog. Mi raccomando non andare in ferie perchè gli Hizbo sono a servizio pieno. Un abbraccio.

harry ha detto...

Complimenti per il blog, imprescindibile in questi giorni.