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9.11.06

L'Unifil ha lasciato il sud del Libano?

Sorridi, sei sul TBLOG
L'Unifil non pattuglia di notte, non è autorizzata a perquisire veicoli e case private. Viene da chiedersi cosa ci faccia nel Sud del Libano.

La risposta è che probabilmente non è nemmeno più stanziata nel sud del Libano.

L'indizio viene dal quasi-disastro riportato dalle truppe francesi che hanno dichiarato che il 31 ottobre sono state a "due secondi dal fare fuoco contro un aereo israeliano" che "minacciava direttamente le loro posizioni".

Incredibile, ma il 31 ottobre l'AIF stava conducendo incursioni simulate sui quartieri a sud di Beirut, non nel sud del Libano, dove si supporrebbe le truppe francesi siano stanziate.

Nello stesso tempo, la marina tedesca si è allontanata dalla costa, e non è autorizzata a perquisire navi in arrivo, lasciando il campo completamente libero al riarmo di Hezbollah.

Insomma, dopo che la Francia ha ridotto i suoi contingenti, dopo che anche la missione italiana esce sempre più dai riflettori (nemmeno un rappresentante del governo era presente alla partenza dell'ultimo contingente), pare che le truppe sul campo stiano silenziosamente allontanadosi dalla grottesca farsa della missione.

Sarebbe ora che il fallimento e la rinuncia venissero certificati anche a livello politico, con il ritiro di truppe inutili, costosissime, esposte ad un pericolo senza la contropartita di alcuna missione. Restino gli sminatori, gli altri a casa.


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La foto è di ......

8.11.06

E anche l'Uranio...

Sorridi, sei sul TBLOG
Ricevo da Paolo Ortenzi, e volentieri pubblico:

Libano: niente uranio dopo guerra
I tecnici Onu dell'Unep escludono altri residui radioattivi

(ANSA) - NAIROBI, 7 NOV - Gli esperti delle Unep non hanno trovato traccia di uranio o materiale radioattivo dopo il conflitto tra Israele ed Hezbollah in Libano. I tecnici in munizioni del programma per l'ambiente delle Nazioni Unite hanno reso noto che 'I campioni prelevati dagli scienziati non mostrano tracce di uranio impoverito o di altri materiali radioattivi. Non sono state trovate schegge di munizioni a base di uranio o altri residui radioattivi. L'analisi di campioni non rileva tracce di uranio arrichito.

Il bello delle palle mediatiche è che si sgonfiano sempre da sole. Basta avere pazienza e stare seduti sulla riva del fiume. Il brutto è che non solo ci sono fervide fantasie che le inventano, ma gente che farà di tutto per continuare a crederci anche dopo che il fiume se le è portate via, avvizzite e afflosciate.

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La foto è di ......

7.11.06

Segnalazione

Sorridi, sei sul TBLOG

Ultimamemente, mi capita spesso di piluccare nel blog di un vecchio amico, che sta diventando sempre più interessante (il blog, non l'amico).

Bloggoanchio

E' di sinistra per israele (organizzazione che mi tenta nel patto fondativo, ma che non mi ha ancora convinto a fare il passo dell'iscrizione). Non è che sempre sia d'accordo con quello che scrive, ma le segnalazioni sono sempre interessanti e informate.


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La foto è di MMAX

5.11.06

Reazioni aeroportuali sproporzionate

Sorridi, sei sul TBLOG

I francesi non si rendono conto che allontanando gli impegati estremisti dagli aeroporti, non faranno che creare più impiegati estremisti, alimentando l'estremismo aeroportuale in tutto il mondo?

Aereporto di Parigi allontana 72 estremisti. (H/T LGF readers.)



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La foto è di Cox and Forkum

2.11.06

L'Unifil ha paura del buio

Sorridi, sei sul TBLOG
Un nuovo dettaglio dalla Grande Ammuina delle forze Unifil in Libano.

Il confine sud viene pattugliato, ma non di notte. Che è pericoloso. Da Der Spiegel


La foto è di AFP

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1.11.06

Ottimismo bene informato

Sorridi, sei sul TBLOG

Da quando ho scoperto che Adriano Sofri la pensa come me, sento meno remore ad esprimere il mio assoluto pessimismo sulla prospettiva che Israele sia mai accettato dai suoi vicini come uno stato come gli altri.
Di piu': trovo futile e suicida ogni politica che non tenga conto del fatto che la pace, la', non e' e non sara' che la pausa, speriamo la piu' lunga possibile, tra due guerre. Una pausa basata sulla deterrenza, non sull'amicizia.

L'ultima conferma al mio ottimismo bene informato viene da un sondaggio governativo condotto in Egitto. Lo stato a cui Israele ha restituito ogni centimetro di Sinai dopo che da li' erano state lanciate ben due guerre in sei anni. Lo stato con cui esiste un trattato di pace da circa trent'anni, e pure qualche forma di cooperazione economica e politica. Lo stato, pero' dove anche prima che Massimp D'Alema se ne accorgesse, le opere di Hitler e i Protocolli dei Savi si vendono come Harry Potter.

Bene, in questo stato arabo "moderato" e "amico" il 92% degli intervistati ha risposto di considerare Israele un nemico. Mentre amici sono l'Arabia Saudita, la Libia, l'ANP, il Sudan, la Siria.

Altrettanto (non) sorprendente e' la considerazione in cui sono tenuti gli Stati Uniti, cioe' il paese a cui l'Egitto deve letteralmente la propria sopravvivenza fisica, visto che l'Egitto stesso risulta essere il secondo paese piu' aiutato dagli USA. Destinatario, se ricordo bene, anche di importanti aiuti militari tra cui una linea di montaggio di carri armati Abrahams.

Contro chi l'Egitto pensa di dover usare i suoi carri armati e l'arma nucleare che ha iniziato a rivendicare? Quanto valgono i trattati di pace che gli stati arabi hanno firmato fino a oggi? E, soprattutto, avrebbe senso sacrificare sicurezza e spazio strategico per firmarne altri?

Quando si parla di cedere il Golan in cambio di una firma di Assad il piccolo, un brivido mi corre per la schiena.


La foto è

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19.10.06

Decisioni critiche

Sorridi, sei sul TBLOG

Pare che il presidente dell'utorità palestinese stia per sciogliere il governo Hamas.

Nel frattempo, l'IDF dopo aver chiuso sei o sette tunnel attraverso cui passa il traffico di armi e di esplosivi, potrebbe preparare un'invasione su larga scala.

La mossa israeliana, oltre che in chiave difensiva, per depotenziare un territorio in cui si stanno accumulando armamenti a ritmo vertiginoso, e che rischia in breve tempo di trasformarsi in un pericolo paragonabile a quello del Libano del Sud, va letta come sostegno ad Abu MAzen.

Il confronto tra Hamas e Fatah sembra essere dietro l'angolo, ed un Hamas più disarmato e più debole, favorirebbe chiaramente i piani del suo avversario. Mi spiace, ma ho sempre pensato, e detto, che finché i palestinesi non avessero risolto al loro interno il conflitto tra massimalismo messianico e nazionalismo "normale", la situazione non avrebbe fatto un passo.

In un paese dove ogni caposezione ha una milizia personale, questo purtroppo ha un nome: guerra civile. Una cosa da non augurare a nessuno. Ma anche qualcosa da cui, IMHO, è difficile pensare che i palestinesi possano prescindere, sempre che vogliano *cominciare* la marcia di avvicinamento alla organizzazione di uno Stato. E' successo anche in Israele (keyword: altalena).

Se il confronto armato tra Hamas e Fatah ci sarà, speriamo almeno che sia rapido e porti alla vittoria indiscussa della parte che uno stato palestinese è in grado di immaginarlo, di costruirlo e di negoziarlo con Israele.



18.10.06

Il paradosso della forza e della debolezza

Prendo da Liberali per Israele questo articolo di Yediot Aharonot. La forza, che viene rispettata in Medio Oriente è un danno alle relazioni in Occidente, dove viene letta come arroganza pericolosa. La debolezza e il compromesso, che vengono apprezzati come dimostrazione di ragionevolezza in Occidente, diventano un pericolo in Medio Oriente, dove vengono interpretati come un'occasione per l'aggressione.

L’opzione peggiore, naturalmente, è quella in cui Israele si ritrovi percepito contemporaneamente come debole a livello regionale e condannabile a livello internazionale, come è avvenuto alla fine della campagna contro Hezbollah in Libano: Hezbollah celebrava la sua presunta vittoria mentre Israele veniva duramente attaccato dall’opinione pubblica mondiale.
Delle altre opzioni, è da preferire quella che garantisce un’immagine di forza a livello regionale rispetto a quella che garantisce un’opinione pubblica mondiale favorevole. L’esperienza insegna che le dimostrazioni di forza hanno effetti più duraturi nella coscienza collettiva del Medio Oriente di quanto non siano i favori e le antipatie dell’opinione pubblica mondiale.
Naturalmente l’opzione migliore è quella che vede insieme forza deterrente a simpatia mondiale verso Israele, come al momento della guerra dei sei giorni. Si tratta di qualcosa molto difficile da conseguire, oggi, ma questo non significa non continuare ad adoperarsi per questo risultato.
Guy Bechor


Il gran muftì è sempre il gran muftì

Sorridi, sei sul TBLOG
Negli anni '40 il Gran Mufti Ajii Husseini aveva deciso di risolvere il problema sionista in modo particolare: alleandosi con Hitler e arruolando unità di SS in Bosnia, per il rallestrellamento di partigiani ed ebrei

Il Gran Muftì Sheikh Ikrima Sabri nominato da Arafat e licenziato da Mahmoud Abbas (nella foto), sosteneva che Israele non avesse diritti sul Monte del Tempio e che Israele mettesse in pericolo la moschea Al-Aqsa.

Il nuovo Gran Muftì, Ahmad Hussein, ha resistito circa tre mesi nella parte del "moderato". Oggi, ha espresso il suo appoggio al terrorismo suicida, in una dichiarazione in cui sostiene il diritto palestinese di difendersi dll'occupazione israeliana con qualsiasi mezzo.


"It is the Palestinian people's right to engage in resistance until the occupation ends. As long as the resistance is legitimate, everything related to it is also legitimate." Asked to express his view with regard to suicide bombing, the mufti answered: "It is legitimate, of course, as long as it plays a role in the resistance."


La foto è di ynetnews

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17.10.06

L'Unifil identifica il nemico

Sorridi, sei sul TBLOG
E' Israele.

Il comandante francese annuncia che sparerà sugli aerei israeliani se dovessero continuare a sorvolare il Libano.

Interessante notare che lo stesso comandante abbia più volte spiegato che non è compito dell'Unifil quello di disarmre Hezbollah.

Nel frattempo, mentre il ministro degli esteri continua a precisare come il disarmo di Hezbollah non sia compito del nostro contingente, anche il governo italiano scatta in azione, secondo Debka decide di vendere batterie antiaree all'esercito libanese [H/T Paolo Ortenzi]. Per sparare all'aviazione di Hezbollah, il cui disarmo è l'oggetto della ormai ridicola risoluzione 1701? No, eh?

Aggiornamenti:
Oggi e' stata pubblicata una smentita del governo italiano dall'ANSA: ANSA) - GERUSALEMME, 17 OTT - L'Italia starebbe negoziando col governo libanese la vendita di sofisticati missili terra-aria Aster 15. Le armi potrebbero essere usate per impedire i sorvoli di ricognizione israeliani nello spazio aereo libanese, secondo quanto afferma "Debka", un sito internet israeliano di intelligence. Immediata la smentita da fonti del governo italiano: "attualmente non c'e' alcuna trattativa per sistemi d'arma specifici, tantomeno riguardo al sistema menzionato".


La foto è di fionn2006

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11.10.06

Ammuina sul Golan

Sorridi, sei sul TBLOG
Assad minaccia guerra.
Debka prevede un attacco siriano per alleggerire la pressione su Teheran.
Ma Israele non innalza il livello di allarme.

Snapshots di una visita di stamattina sul confine siriano, dove tutto sembra tranquillo.




La foto è di ......



Effetti nordcoreani su Israele

Sorridi, sei sul TBLOG
Quella nordcoreana non è ancora un'arma atomica, ma il cuore di una testata nucleare, che potrebbe essere integrata in una bomba o in un missile (su cui la NK sta lavorando da molti anni)

Gli effetti internazionali sono aabbastanza chiari. Ma per sapere quelli specifici su Israele, che è al centro di una minaccia di corsa all'armamento atomico degli ayatollah, il Jpost intervista il presidente delle commissione atomica Uzi Eilam

Secondo Eilam, tre gli effetti della proliferazione nordoreana:

  • Come democrazia, Israele partecipa al rischio che un regime delirante come la Corea del Nord atomica pone a tutto il mondo.
  • E' possibile (anzi probabile) che Pyongyang condivida presto il suo know-how nucleare con l'Iran, in cambio di un po' di ossigeno per le finanze.
  • Terzo, anche la Siria, che è sotto le stesse pressioni della Corea del Nord potrebbe decidere di fare il salto nucleare, pensando che sarebbe utile per alleviare la pressione internazionale.
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27.9.06

Unifil che va, IDF che resta?


Odio ammetterlo, ma sembra che l'Unifil abbia già alzato bandiera bianca e rifiuti di fare il suo lavoro anche in via teorica (c'è almeno un pizzico di onestà in questo)

Alain Pellegrini, il comandante della forza, in un'intervisa al Jerusalem Post dichiara candidamente che le forze dell'Unifil non sparerebbero su Hezbollah nemmeno se li incontrassero armati, mentre sono impegnati in azione di attacco verso Israele.

Ammirevole chiarezza. Ma stando così le cose, diventa difficile riuscire a immaginare che diavolo ci facciano diecimila uomini armati ONU da quelle parti. E perché un paese come l'Italia debba rischiare la loro vita, e pagarne i costi.

Questa e altre notizie hanno scaldato un meeting tra ufficiali IDF, Libanesi e Unifil, finito -pare- in un disastro diplomatico. Una fonte IDF dichiara:

abbiamo promesso di ritirarci entro Yom Kippur. Ma non è ancora chiaro di che anno.
C'è una buona notizia: Hezbollah sta comunque spostando i missili lontano dal confine.
Meno buona per i civili. La nuovaa destinazione dei missili è all'interno dei campi palestinesi densamente popolati a sud di Beirut e nella Bekaa dove libanesi e Unifil hanno deciso di non avere giurisdizione. E quindi di non avere titolo per proteggere i civili da una patente violazione delle Convenzioni di Ginevra: quella di privare i civili della protezioni, mescolandoli a bersagli militari.

Strano paese, il Libano. Ma ancora più strana la "missione di pace".
Nessuna azione contro l'esercito illegale, nessuna protezione dei civili.

Un altro appunto da segnare nel quadernetto per quando la guerra dovesse riesplodere e occorrerà cercare le responsabilità di qualcosa di molto peggio di Qana.

26.9.06

Difendersi rafforza il nemico. O no?

Sorridi, sei sul TBLOG
Non finisco mai di stupirmi della efficacia diabolica che si attribuisce alle azioni israeliane, nel determinare sempre, invariabilmente, conseguenze disastrose per lo stato ebraico.

Combatti contro una gang di killer antisemiti che rapisce e spara razzi con l'obiettivo dichiarato di distruggere il tuo paese? Non potrai fare, è chiaro, che rafforzare il consenso per Hezbollah.

Costruisci un barriera di sicurezza? Esasperi la rabbia palestinese e rafforzi il terrorismo.

Bombardi e uccidi due capi terroristi come lo sceicco Yassin e Rantisi? Il reclutamento di Hamas diventerà inarrestabile e le conseguenze negative incalcolabili.

Nulla di questo è mai successo. Eppure come si spiega la vittoria di Hamas alle elezioni paalestinesi. Con la corruzione di Fatah? Con il desiderio palestinese per una politica più dura di quella di Abu Mazen? No, con il fatto che Israele abbia combattuto e quindi indebolito (quale danno!) Al-Fatah, determinando, e vai a sapere secondo quale concatenazione di cause-effetto rovesciate rispetto allo schema classico, la vittoria del (supposto) nemico di Arafat: cioè appunto Hamas.

A questa catena di pure e semplici fesserie e previsioni ideologiche regolarmente smentite dai fatti, basate sull'assunto liberal che Israele ha sì diritto a difendersi, ma lo fa a suo danno (e dunque non lo dovrebbe fare), se ne aggiunge oggi un altra.
La operazione "pioggia d'estate", che ha dato la caccia i terroristi di Hamas a Gaza, è ovvio, non poteva che rafforzare l'odio, e con ciò il consenso del nemico del momento di Israele: Hamas.

Inutile dire che è successo esattamente il contrario. Hamas, duramente colpita da un mese di operazione, secondo un recente sondaggio di Gaza, non solo ha perso militanti, depositi di armi, capacità offensiva, fino al punto di dovere chiedere una tregua e smettere il lancio dei Qassam. Ha anche perso consenso tra la popolazione palestinese.

Come sarebbe stato ovvio prevedere, se solo i critici a prescindere di Israele fossero capaci di immaginare che anche gli arabi e i palestinesi abbiano un cervello. E siano capaci di essere disgustati delle offensive militarmente inutili e politicamente insensate.

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Ringrazio per gli auguri tutti coloro che hanno lasciato il loro messaggio nel post di Rosh Hashanah, in mail o a voce. Ma in particolare, vorrei mandare un grande shalom Lorenzo, che ha la stessa età di mio figlio. E che apparentemente si diverte al computer esattamente come il mio!

18.9.06

Sorpresa: Hezbollah perde popolarità

Sorpresa, ovviamente, solo per chi ha ripetuto fino a convincersene il mantra
"La guerra d'Israele unirà tutti i libanesi dietro Hezbollah"

E invece, la maggioranza dei libanesi vuole Hezbollah DISARMATO:

E perde popolarità anche tra gli sciiti, dove avanzano le figure di Najib Berri
e cresce il partito Amal, che prima della guerra era semiestinto.

12.9.06

Un messaggio di Bashar Assad a George Bush

Sorridi, sei sul TBLOG

Da Beirut Spring


Caro Presidente Bush

Quando starà leggendo questa lettera, avrà già saputo dei tragici eventi che sono avvenuti a Damasco questa mattina.

Ma in caso che non lo sappia ancora, ecco cosa è successo: un mucchio di terroristi islamici ha cercato di attaccare la vostra ambasciata nel cuore della nostra capitale. Gridavano slogan religiosi e volevano bombardare l'edificio.

Fortunatamente, oh Signor Presidente, le nostre eroiche forze di sicurezza hanno stroncato l'operazione e ucciso tutti e quattro i terroristi. Ho il piacere di annunciarle che tutti i vostri diplomatici sono sani e salvi

So che questa è una coincidenza assolutamente sconvolgente, Mr. Bush, ma il modo in cui abbiamo risposto alla situazione prova, e proprio il giorno successivo all'11 settembre, che il regime siriano è dalla vostra parte nella guerra al terrorismo: siamo impegnati a combattere i terroristi islamici esattamente come voi. Spero che non dimenticherete che siamo un regime laico.

Oh, Mr. Bush, che ne dice di rimettere in soffitta quei piani di regime-change che ha in mente? Non pensa che sia meglio parlare con noi invece che dover trattare con gli islamisti? Islamisti, sì, come quelli che hanno tentato di far saltare la vostra ambasciata questa mattina? (quelli che sono tutti opportunamente morti e che non potranno essere interrogati dalle vostre autorità di sicurezza).

Signor Presidente, questi attentati provano che noi avevamo veramente ragione: il Suo supporto a Israele e alle sue politiche vi fanno odiare in questa regione. Signor Bush, se le cose continuano in questo modo, ogni arabo e musulmano diventerà un militante! Non pensa che sia ora che la Siria torni in Libano e nelle alture del Golan e che sia ora di fermare l'inchiesta Hariri? In questo modo, la gente di questa regione smetterà di odiarvi e tutti torneranno a farsi tranquillamente gli affari loro. Glielo possiamo garantire.

Signor Bush, so che l'opinione pubblica siriana e i nostri intellettuali credono ancora che l'11 settembre sia stato un complotto americano, guidato dalla CIA per promuovere i vostri piani egemonici sul mondo. Ma il cielo non voglia che la Siria sia coinvolta in qualcuna di queste manovre. La nostra immaginazione non potrebbe assolutamente arrivare a concepire che si ordiscano trame e complotti di questo genere.

Lei sa bene, signor Bush, che le messe in scena non sono il nostro mestiere.


Bashar Al Assad
(che si augura di rimanere il) Presidente della Siria

5.9.06

Ottolenghi sulla guerra


Non si sa davvero cosa scegliere da questo eccellente pezzo di Ottolenghi sulla
guerra in Libano. [h/t sylverlynx]

Visto che le analisi su chi ha vinto e chi ha perso sono già state abbondantemente fatte, ed in ogni caso riguardano una questione ormai dietro le spalle, scegliamo questo sguardo in avanti.

[...]

Scenari regionali. Quanto al futuro, i miti e le percezioni erronei su cui essi si fondano, contribuiranno senza dubbio alla fase successiva della guerra.
Quando ciò accadrà, bisognerà prestare attenzione a come i due popoli in guerra
rispondono a quelli che ciascuno considera i propri successi e le proprie sconfitte.
Israele avvierà probabilmente una commissione d'inchiesta, i cui risultati
potrebbero significare la fine della carriera per diversi leader militari e
politici. Il paese rifletterà sui propri errori. Si dorrà per le morti inutili di tanti uomini valorosi, a seguito degli errori commessi. Se la prenderà con i responsabili, che dovranno pagare un alto prezzo. Ma otterrà le risposte che cerca. E il Libano, invece? Cosa fa Nasrallah tra le rovine di Beirut, le macerie dei ponti sul Litani e i crateri che punteggiano le strade? Proclama la vittoria. E il primo ministro libanese, Fouad Siniora? Piange davanti alle telecamere, elogia Hezbollah e si aggrappa al mito della vittoria anche quando le prove della sconfitta sono lampanti. Non avvieranno nessuna commissione indipendente in Libano, non convocheranno generali, politici e alte gerarchie sciite per metterli di fronte alle loro responsabilità. L'ultima volta che un paese arabo ha avviato una commissione d'inchiesta interna su una sconfitta militare è stato
in Iraq, nel 1949. Un precedente che rimarrà un'eccezione. I libanesi non si chiederanno come un agente straniero che ha assunto il controllo di oltre metà del paese infiltrandosi nei più alti livelli governativi, li abbia coinvolti nella guerra di qualcun altro. Metteranno in disparte la necessità di comprendere cosa non ha funzionato e proclameranno vittoria. In questo modo, quando ci sarà una nuova guerra, il “mito distrutto” risorgerà nuovamente perché la realtà ha il sopravvento sui miti della retorica araba.

Da Il Riformista
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Autobomba a Sidone (Libano)


Tra le notizie più trascurate dal media negli scorsi mesi c'è stata l'offensiva
di assassinii e attentati che ha colpito le forze della "primavera di beirut" in
seguito al ritiro siriano.
E che è stata strumentale all'espansione del controllo siriano (attraverso
hezbollah) di parti crescenti del territorio e della politica libanesi

Stamattina, quello che sembra essere un nuovo episodio della serie. Un'autobomba
a Sidone uccide due persone e ferisce un ufficiale dell'intelligence libanese,
impegnato sulle indagini relative all'omicidio Hariri.


Nelle letture retrospettive che sono state atte specialmente nelle prime fasi
della ultima guerra in Libano, si è accusata l'amministrazione americana di
dilettantismo, per aver sostenuto il movimento anti-siriano, senza però avere un
progetto su cosa dovesse riempire il vuoto politico lasciato dal ritiro delle
forze di Assad.

Il vuoto è stato, appunto, riempito da Hezbollah.

Tra gli scopi del robusto contingente UNIFIL che si schiera in queste ore, c'è
quello di riempire in modo diverso quel vuoto, o possibilmente un vuoto di forza
ancora più grande, che il disarmo totale o parzil<e di Hezbollah dovrebbe lasciare.

Le forze libanesi antisiriane sono in fermento e vedono l'occasione per
legalizzare il paese e ridurre il peso e il ricatto della milizia filosiriana.
Da parte sua, Hezbollah ha preannunciato vendetta verso chi non l'ha sostenuta
nello sforzo bellico, cioè esattamente le forze di cui sopra.

Il comportamento dell'ONU sarà essenziale per decidere come il wrestling
politico-militare libanese si concluderà. L'esperienza suggerirebbe che l'ONU
sceglierà la via di minore resistenza, e lascerà intensificare la morsa di
Hezbollah sul Libano.

Le speranze, i proclami, la posizione francese verso la Siria permettono anche
di sperare che le cose andranno in modo diverso.

Hezbollah non ha vinto

Photo

Di editoriali ed analisi pronte a sposare la visione di "vittoria" Nasrallah se ne sono letti a dozzine.

Come ho detto nelle prime ore successive alla fine del conflitto, la oggettiva realtà delle cose sul terreno dice secondo me cose diverse.

Mi fa piacere vedere che il terreno parla diversamente anche secondo altri, quindi ho deciso di raccogliere in questo post un giro di orizzonte delle principali analisi rinvenute sui giornali, secondo cui Hezbollah vede decisamente peggiorate le sue posizioni dopo la guerra. Non solo militarmente, ma anche politicamente. E per il lettore occasionale di giornali, incredibilmente anche all'interno della comunità sciita libanese.

Occidente:

Amit Taheri (Wall Street Journal)
HEZBOLLAH DIDN'T WIN

Hezbollah is also criticized from within the Lebanese Shiite community, which accounts for some 40% of the population. Sayyed Ali al-Amin, the grand old man of Lebanese Shiism, has broken years of silence to criticize Hezbollah for provoking the war, and called for its disarmament. In an interview granted to the Beirut An-Nahar, he rejected the claim that Hezbollah represented the whole of the Shiite community. "I don't believe Hezbollah asked the Shiite community what they thought about [starting the] war," Mr. al-Amin said. "The fact that the masses [of Shiites] fled from the south is proof that they rejected the war. The Shiite community never gave anyone the right to wage war in its name."

There were even sharper attacks. Mona Fayed, a prominent Shiite academic in Beirut, wrote an article also published by An-Nahar last week. She asks: Who is a Shiite in Lebanon today? She provides a sarcastic answer: A Shiite is he who takes his instructions from Iran, terrorizes fellow believers into silence, and leads the nation into catastrophe without consulting anyone. Another academic, Zubair Abboud, writing in Elaph, a popular Arabic-language online newspaper, attacks Hezbollah as "one of the worst things to happen to Arabs in a long time." He accuses Mr. Nasrallah of risking Lebanon's existence in the service of Iran's regional ambitions.

Before he provoked the war, Mr. Nasrallah faced growing criticism not only from the Shiite community, but also from within Hezbollah. Some in the political wing expressed dissatisfaction with his overreliance on the movement's military and security apparatus. Speaking on condition of anonymity, they described Mr. Nasrallah's style as "Stalinist" and pointed to the fact that the party's leadership council (shura) has not held a full session in five years. Mr. Nasrallah took all the major decisions after clearing them with his Iranian and Syrian contacts, and made sure that, on official visits to Tehran, he alone would meet Iran's "Supreme Guide," Ali Khamenei.


Charles Krauthammer (Washington Post)
HEZBOLLAH "VICTORY"

Even more important is the shift once again in the internal Lebanese balance of power. With Nasrallah weakened, the other major factions are closing in around him. Even his major Christian ally, Michel Aoun, has called for Hezbollah's disarmament. The March 14 democratic movement has regained the upper hand and, with outside help, could marginalize Hezbollah.

In a country this weak, outsiders can be decisive. A strong European presence in the south, serious U.S. training and equipment for the Lebanese army, and relentless pressure at the United Nations can tip the balance. We should be especially aggressive at the United Nations in pursuing the investigation of Syria for the murder of Rafiq Hariri and in implementing resolutions mandating the disarmament of Hezbollah.

It was just 18 months ago that the democrats of the March 14 movement expelled Syria from Lebanon and rose to power, marking the apogee of the U.S. democratization project in the region. Nasrallah's temporary rise during the just-finished war marked that project's nadir. Nasrallah's crowing added to the general despair in Washington about a rising "Shiite crescent" stretching from Tehran to Beirut.

Daily Star (Libano)
HEZBOLLA'S DILEMMA

So now Nasrallah has a mounting debt owed the Iranians and little room to tell them that he cannot implement a request to heat Israel’s northern border if the nuclear issue demands it. Worse, the Hizbullah leader knows that even a devotee like President Mahmoud Ahmadinejad will have to explain to his own poor electors why billions of dollars are being spent on building Shiite homes in Lebanon, while Iranians continue to face grinding poverty - poverty that might get worse if the UN Security Council manages to impose sanctions. How much can the Iranian regime bear financially when it comes to buoying up Nasrallah’s base? Even Shiite businessmen, whether in the Gulf or Lebanon, may hesitate to offer substantial funding if they sense a new war is looming.

What can Nasrallah do if Iran asks Hizbullah to resume military operations against Israel while Shiites are slowly rebuilding their lives? By refusing, Nasrallah could lose his sponsor and financier; by agreeing, he could lose his supporters. If one had to guess, the Hizbullah leader would obey Iran and hope for the best when it comes to the Shiites. Yet the risks of such a
strategy are immense, because Nasrallah’s allegiances would be there for all to see, particularly his coreligionists. And that’s not mentioning how negatively Hizbullah’s actions would be received by the other Lebanese communities, who would again see their country devastated in a proxy war.

Hizbullah has lost what little it once retained of the consensus behind the “resistance” (prompting Nasrallah to threaten his critics on Al-Jazeera last month), but a renewal of conflict, fed by Iran, could lead toward a more violent domestic standoff.

Edward Luttwack (riportato da Liberali per Israele)
IL RISULTATO DELLA GUERRA E' MIGLIORE DI QUANTO SEMBRI

Va riconosciuto a Hezbollah che ha saputo distribuire i suoi missili in villaggi sufficientemente ben nascosti dagli attacchi aerei, mettendoli al riparo dall’artiglieria e dai veicoli aerei automatici. Ma anche che non ha saputo lanciarli in modo efficace, ad esempio in attacchi simultanei contro gli stessi obiettivi.
Al posto di centinaia di morti civili, gli israeliani hanno perso dunque una o due persone al giorno, e anche dopo tre settimane, il totale complessivo è stato inferiore di quanto si sarebbe verificato con un solo attacco suicida. Ciò ha reso inoltre politicamente inaccettabile il lancio di offensive pianificate che avrebbero ucciso giovani soldati e i padri di famiglia; del resto non sarebbe servito in ogni caso a sradicare Hezbollah, perchè non si tratta di un’armata o di un commando di uomini armati, ma di un movimento politico armato.
Per queste diverse ragioni, il risultato della guerra può considerarsi più soddisfacente di quanto non sembri adesso. Hassan Nasrallah non è un altro Arafat, che combatteva per una Palestina in senso «eterno», e non per i palestinesi che abitavano il paese al momento, la cui prosperità e sicurezza egli sempre sacrificò all’altare della causa. Nasrallah ha una circoscrizione politica che intende trovare il proprio centro nel Sud del Libano. Accettando implicitamente la responsabilità di aver cominciato la guerra, Hassan Nasrallah ha diretto i suoi Hezbollah a convergere nella rapida ricostruzione dei villaggi e delle città, proprio al confine israeliano. Ora egli non può cominciare un altro giro di combattimenti che andrebbero a distruggere tutto un’altra volta. Un ulteriore e inaspettato risultato di questa guerra è che la base di potere di Nasrallah nel Sud del Libano è adesso ostaggio del buon comportamento degli Hezbollah.

Mondo Arabo

Al Nahar: fratture nel mondo sciita libanese

Altri editoriali arabi tradotti da MEMRI (note in fondo)

*"The Destruction of Lebanon Can Never Be Described as a Victory for Hizbullah"

Ahmad Jarallah, editor of the Kuwaiti dailies Al-Siyassa and the
English-language Arab Times, which consistently take a stand against Syria and
Iran, wrote in an editorial in the Arab Times:(6) "The destruction of Lebanon
can never be described as a victory for Hizbullah. After the issuance of U.N.
resolution 1701, no one has the right to claim victory or play with words to
change their meanings. Once again we Arabs have been defeated in Lebanon. The
responsibility for the destruction of Lebanon and for playing with its future
rests with a segment of the Lebanese [people], which is serving the interests
and greed of Iran… Unfortunately Syria and Iran view the U.N. resolution as
biased. This means [that] our dream of seeing a stable Lebanon is still so far
from coming true…

"In this situation, there is no sense in talking about victory. Syria's claim
that the U.N. resolution doesn’t reflect the magnitude of Hizbullah’s victory is
farcical. Syria cannot claim victory, since it didn’t officially fight this war
– unless Damascus thinks that Hizbullah has been fighting its war. If this is
the case, it must be denounced in no uncertain terms."


*"The Arab Intellectuals Have a Serious Problem [in Defining] the Criteria for
Victory and Defeat
"

Columnist Muhammad Al-Seif wrote in the Saudi daily Al-Iqtisadiyya: "The war
currently being waged in Lebanon has shown that many of our Arab intellectuals
have a serious problem [in defining] the criteria for victory and defeat. Some
of them are still convinced that Hizbullah, despite its losses, has brought a
humiliating defeat upon Israel and has shattered the myth of Israel as an
invincible state.

"The problem repeats itself, in the exact same form, in every war fought by the
Arabs. The criterion for victory is [as follows]: As long as the emblem, or the
heroic commander, still lives, [the outcome is pronounced to be] a victory –
regardless of the consequences of the war for the peoples [in terms of damage
to] property and loss of lives and capabilities. Former Egyptian president Gamal
'Abd Al-Nasser led the Arabs to a crushing defeat in 1967, but some of us did
not perceive it as such... Despite this defeat, 'Abd Al-Nasser retained [his
status] as an Arab symbol and [his image as] an undefeatable Arab leader...

"I do not think that Hizbullah gained any victory at all. Lebanon, rather than
Hizbullah, suffered losses whose price will be paid by the Lebanese [people]."(8)


*"Israel Sees the War Realistically While the Arabs Continue to Market Illusions"

Qeinan Al-Ghamdi, former editor of the Saudi daily Al-Watan, wrote: "[Israeli
Prime Minister Ehud] Olmert announced that the ceasefire was a diplomatic
victory [for Israel], and that he and his government were about to enter a
difficult [process of] self-examination, which would be carried out at all
levels of the Israeli society. At the same time, Hassan Nasrallah announced a
historic and strategic victory. [This victory was achieved] at the expense of
Lebanon's territory and people, whose only crime is [living in a land that is
used] by other [forces] as an arena for score-settling and pretentious
announcements.

"[Syrian President Bashar] Assad, for his part, was not content with this
intoxicating 'strategic and historic victory,' which he achieved single-handedly
from the very first day of the war... The intoxication of victory led him to
open additional, verbal, fronts vis-à-vis other Arab regimes that the war had
'exposed.' Having achieved his 'historic victory' against the historical enemy
[i.e. Israel], and having expelled the enemy and liberated the [occupied]
territories, he decided to turn to his treasonous brothers, in order to educate
them and teach them the meaning of 'honor' and 'resistance,' and the 'language
of the powerful.' He should have also added the 'language of the dinosaurs' and
[the concept] of profiteering at the expense of the masses.

"That is the difference [between Israel and the Arabs]. Israel sees reality [as
it is] and assesses the data and the opportunities sensibly, while the Arabs
market illusions, sanctify heroic lies and foster hostility in order to cover up
scandals that can no loner be concealed."(9)

*The Lebanese are Refusing to Admit Defeat in Order to Avoid Responsibility

In an article titled "Who Will Pay the Price of Defeat," 'Abd Al-Rahman
Al-Rashed wrote in Al-Sharq Al-Awsat: "In our region, [whenever] anyone manages
to be defeated, [people] carry him around on their shoulders and shower him with
wishes of longevity. No one, without exception, [ever] pays the price. What
happened in Lebanon was an enormous tragedy, whether we label it 'victory,'
'defeat,' or 'steadfastness.' [But] I do not imagine that anyone will be held
accountable. On the contrary, [the one responsible] will get to impose his rule
by using his propaganda machine to justify his actions, saying that what
happened prevented something worse [from occurring]. [The problem is that] the
people have no part in starting or stopping wars. Nobody asks them... In short,
the opinion of millions of people carries no weight, even when their lives and
the lives of their children are at risk.

"Everyone in Lebanon has promised that, after the war, there will be a rigorous
investigation – but these are empty words since no one will [actually] lose his
position. Hassan Nasrallah will not resign since he is head of a party that does
not hold elections; [Lebanese Prime Minister] Fuad Siniora will not resign
[either], since he had no role in [making the decisions concerning] war and
peace. The government will not resign since it does not want to acknowledge
defeat, and even if it does acknowledge [defeat] it will not agree to take
responsibility for Hizbullah's adventures. The worst thing of all is that nobody
[is willing] to call it a defeat, not to mention take responsibility [for it]."(10)

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"There is a Need to Form an Arab Investigation Committee"

In an article titled "Arab Investigation Committee to Investigate the Lebanon
Crisis," 'Abd Al-Mun'im Sa'id, director of the Al-Ahram Center for Political and
Strategic Research, wrote in the Egyptian government daily Al-Ahram: "Israel was
the only side that immediately set out to investigate what happened in [this]
crisis and war. [Israeli Prime Minister] Ehud Olmert acknowledged that Israel's
performance had been unsatisfactory, and Israeli Defense Minister Amir Peretz
appointed a committee to investigate the performance of the Israeli military.
The press and public in Israel were not silent [either], but criticized the
performance of the government and army. The entire Israeli society moved from a
state of solidarity to [a process of] investigation and questioning...

"Therefore, [we too] must form an Arab investigation committee, official or
unofficial, that will investigate the crisis and the war, as Israel is doing.
[The investigation] will raise questions regarding everything that happened
during the war, from beginning to end. The first issue might be the decision [to
start] the war. Nasrallah said at the beginning of the war that his party will
be the spearhead of the Arab and Muslim nation in liberating Palestine. Who
appointed him to this role?... Even if we accept [the claim] that Hizbullah is
permanently empowered by the Lebanese government to continue the resistance
until the Shab'a Farms are liberated, [we can still ask whether] Hassan
Nasrallah assessed the situation correctly when he decided to kidnap the Israeli
soldiers...

"It has [also] been proven that Hizbullah... did nothing to prepare the
[Lebanese] home front [for the war]. When asked about this, [Hizbullah] replied
that this is the responsibility of the Lebanese state, i.e. of the side which
was the last to know about the [impending] war, as [Lebanese Prime Minister]
Fuad Siniora said...

"Many questions [also] arise as to [Hizbullah's] military performance, such as
why it did not fire its Zilzal, Fajr-3 and Fajr-5 missiles, which it [promised]
to fire in retaliation if Beirut was attacked. After all, the Lebanese capital
was attacked repeatedly, especially the southern neighborhood where 'Hizbullah
state' is located.

"[And] the most important question of all is why the rockets used by Hizbullah
were of such limited effectiveness that some 30 rockets had to be fired for
every Israeli victim ([some of these victims] being Arabs). This ratio makes the
war very expensive, and [we] should consider equipping the rockets with a
mechanism to improve their accuracy..."(11)


*Acceptance of Hizbullah as an Armed Organization has Come to an End

In an article published in the Egyptian government daily Al-Ahram, columnist
Hazem 'Abd Al-Rahman discussed the significance of the demand to disarm
Hizbullah: "It is clearly understood from Resolution [1701] that there can be no
acceptance of an armed organization which is more powerful than the state's
armed forces. [The resolution also clarifies] that the international community
refuses to make light [of the fact] that the leader of this organization usurps
the state's [authority to make] decisions regarding war and peace... The most
dangerous thing about the Hizbullah model is that it conveys the message that
armed and secret militias, which [operate] outside the [official] frameworks of
the state, are the solution. [According to this approach,] any political party
or organization which is displeased with the state's policy must [simply] form a
militia and buy weapons – from arms smugglers, from some evil country, or from a
country that wants to use [this militia] to achieve its aims. Political parties
thus forsake their basic duty of conducting political activity... and their goal
becomes to stockpile weapons and to annihilate their political opponents and
[anyone else who] disagrees with them."(14)

Endnotes:
(1) Al-Ahram (Egypt), August 14, 2006.
(2)Al-Yawm (Saudi Arabia), August 15, 2006.
(3)Al-Ahram (Egypt), August 13, 2006.
(4)Al-Rai (Jordan), August 17, 2006.
(5)Al-Ahram (Egypt), August 13, 2006.
(6) These excerpts are from an English translation of the editorial on the Arab
Times website.
http://www.arabtimesonline.com/arabtimes/opinion/view.asp?msgID=1276, August 14,
2006.
(7) Al-Siyassa (Kuwait), August 14, 2006.
(8)Al-Iqtisadiyya (Saudi Arabia), August 14, 2006.
(9)Al-Watan (Saudi Arabia), August 16, 2006.
(10)Al-Sharq Al-Awsat (London), August 14, 2006.
(11)Al-Ahram (Egypt), August 21, 2006.
(12)Al-Sharq Al-Awsat (London), August 16, 2006.
(13)Al-Gumhuriyya (Egypt), August 14, 2006.
(14)Al-Ahram (Egypt), August 13, 2006.
(15)Al-Hayat (London) August 20, 2006.

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www.tonibaruch.blogspot.com

4.9.06

Come mai per sorvegliare delle colline si mandano le portaerei?


Debka si è posta una domanda interessante.

Come mai, le forze che l'Europa sta mandando per sorvegliare sul disarmo di
Hezbollah e tenere la pace in un territorio collinoso, contengono una forza
AERONAVALE di tutto rispetto?

La risposta è speculativa, ma intrigante