11.8.06

Diario di guerra: giorno 30

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Aggiornamenti in basso


La politica. Prosecuzione della guerra con altri mezzi.

E' ancora presto per dire se l'annunciato "breaktrough" nelle trattative porterà effettivamente ad un cessate il fuoco sulla base della risoluzione apprezzata da Israele, più qualche aggiunta come il dispiegamento immediato (e non in un secondo momento, come da bozza) della forza internazionale, e la rimozione delle Sheeba farms dal quadro degli accordi. Se così sarà, occorrerà riconoscere al discussissimo Olmert di avere ottenuto con la semplice minaccia dell'offensiva il risultato massimo che l'offensiva avrebbe potuto produrre. In altre parole, di avere restaurato il potere deterrente di Israele che questi sei anni avevano fatto svanire.

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Scudi umani 1:

Cannone antiaereo montato nel quartiere cristiano di Wadi Sharour. I guerriglieri sono vestiti in abiti civili per meglio confondersi con la folla.


Hezbollah canterà vittoria mentre fa le valigie, la destra israeliana e l'esercito protesteranno per la vittoria negata. Ma il risultato sarà lì, sul terreno.

Le regole del gioco in Libano saranno definitivamente cambiate, più di quanto qualsiasi vittoria militare avrebbe potuto fare. E i 300-500 soldati la cui morte è stata calcolata tra le perdite dell'offensiva, torneranno alle loro famiglie.

Ma la lama su cui si cammina è sottile. Perché quella politica sia una vittoria occorre andare avanti e non indietro rispetto alla bozza anglo-francese.


Vale la pena di rileggere l'articolo di Micheal Oren pubblicato qualche giorno fa:

Even if its forces reach the Litani river and eject Hezbollah from all of southern Lebanon, rockets will continue to be fired at Israel from north of the river. Israel, which has proven incapable of eliminating the Qassam missile threat from Gaza, will not be able to destroy all of the medium- and long-range launchers in the vastly larger and more mountainous Lebanon. Victory can only be achieved by decimating the entire country, which Israel is morally and politically unable to do. But failure to defeat Hezbollah conclusively will guarantee that Lebanon becomes an armed outpost of Iran, threatening moderate regimes throughout the region — a catastrophic consequence for the world.

Clearly, the United States and its allies can no longer rely on Israel alone to check the Iranian threat. Realizing that, the Security Council is poised to adopt a resolution laying the groundwork for the U.N.’s first-ever armed intervention in the Middle East. In contrast to the toothless peacekeeping missions that have impotently watched — and sometimes inflamed — Arab-Israeli borders, the proposed mandated force can expel all terrorist elements from the area between the border and the Litani, and enforce “an international embargo on the sale and supply of arms” to Hezbollah.

At the same time, Israel will receive the “unconditional release” of its kidnapped soldiers while, under Chapter VII of the U.N. Charter, reserving the right to “self-defense if an armed attack occurs.” An incomplete military victory promises to produce an unprecedented diplomatic achievement for Israel and a new multinational machinery for confronting terror.

E vale la pena di leggere con attenzione anche questa analisi, molto controcorrente pubblicate su Haaretz, dove fatte le dovute considerazioni politiche e tattiche, si osserva che Hezbollah non poteva perdere queste guerra. Qualsiasi mossa Israele avesse fatto, sarebbe risultata in una sconfitta. E invece...

So how could Hezbollah lose?

[...]

The answer lies in the nature of the cease-fire now under debate at the United Nations and across the Arab world. The answer lies, no less, in the one phenomenon that Israelis planners could not have foreseen, and which they are still at a loss to explain: The world's silence.

[...]
The world is scared of Hezbollah. Because the whole world is scared of Iran. Especially large swaths of the Arab world.

If, for the first time, Hezbollah is forced by international pressure to pull back its fighters in favor of the Lebanese army and a multi-national force, even at the cost of a large prisoner exchange.

"In the past we used to oppose or not agree on deployment of the army at the borders," the Hezbollah leader said this week, spending a large part of a televised speech deflecting what he called criticism of his policies, apparently from fellow Lebanese. Now, he said, "we agree on deployment of the army."

When this war is over and Israel's troops are gone from Lebanon, and when the rage at Israel begins to subside, it will be Nasrallah's turn - like Nasser's four decades ago - to answer to fellow Arabs for his actions.

[...]



L'offensiva diplomatica


Alla luce di queste considerazioni, Peretz dichiara che Israele esaurirà le possibilità diplomatiche prima di procedere all'attacco generale. E in effetti sembra che la proposta di cessate il fuoco si sia sbloccata
Francia e Usa hanno raggiunto l'acccordo su una proposta che prevederebbe il dispiegamento graduale dell'esercito libanese rinforzato da 10.000 francesi nel sud del Libano, in sostituzione di quello israeliano, che si ritirirerebbe gradualmente. Hezbollah, nel frattempo, verrebbe spostata al nord del Litani. Questo raggiungerebbe gli obiettivi della campagna senza ulteriori perdite. Il problema è che per il cessate il fuoco non è previsto il disarmo di Hezbollah, che avverrebbe in una seconda fase. Nasrallah, che in un modo o nell'altro se ne andrà dal sud del Libano e che probabilmente ha chiuso con i piani di trasformarlo in un teocrazia di stile iraniano, nel frattempo canta vittoria.

Il Libano, però, non accetta la bozza e la Russia ne presenterà una propria. Staremo a vedere

Crepe tra civili e militari. E tra civili e civili.

Scudi umani 2:

17 luglio, un camion Hezbollah con missili a lungo raggio Zelzal 2 bombardato, sempre nel quartiere cristiano di Wadi Shahrour.



Che la guerra in Libano sarebbe stata difficile si sapeva. Nei primi giorni ho postato una serie di analisi militari che mostravano come la vittoria militare fosse difficile da raggiungere. O meglio, era raggiungibile al prezzo di una esposizione di forze statiche, con linee di comunicazione estese, alla guerriglia di Hezbollah

Gaza è un'altra dimostrazione di come. anche con decine di migliaia di militari sul terreno, è improbabile che il lancio di razzi sarebbe stato del tutto fermato. Immagino che queste considerazioni siano state al centro dei gabinetti di difesa chiamati a decidere dello sviluppo delle operazioni e che hanno portato ad occupazioni di terreno molto limitate e ad un continuo procrastinare dell'attacco generale.

La guerra in Libano, semplicemente, non è come le altre guerre contro eserciti nazionali e -se è vero che non si vince senza risultati militari-, non avrebbe dato risultati duraturi senza una vittoria "politica". E' chiaro che su queste cose civili e militari parlino un linguaggio praticamente opposto.

Conflitto tra esercito e primo ministro: fonti militari sussurrano di un conflitto senza precedenti tra vertici militari e politiche. Accusano Olmert di aver fallito l'inizio della campagna e di aver tenuto a freno l'esercito quando avrebbe dovuto attaccare di sorpresa. Forti tensioni anche tra l'ex ministro della difesa Mofaz e quello attuale, Peretz, sulla tattica di attacco e sui risultati dell'ufficio di Mofaz.


Il dilemma di Olmert: la guerra sarà lunga e difficile e non assicura la fine dei razzi. Ma può fornire la percezione che Hezbollah abbia perso. La diplomazia sarebbe preferibile e potrebbe fornire i risultati migliori. Ma resta da seguire bene quale sia la direzione nella quale si muove. Da Israel Insider un'analisi delle divergenze tra Francia e Israele sulla risoluzione, che probabilmente potrebbe essere votata venerdì. O no?


Nel frattempo Meretz e Peace Now si uniscono alle proteste pacifiste.


L'offensiva militare

The image “http://photos1.blogger.com/blogger/6319/1070/1600/reutersjul23rocketsmoke310.jpg” cannot be displayed, because it contains errors.Scudi umani 3
23 luglio. Razzi lanciati dall'abitato di Marake, a nord di Tiro


L'esercito, mobilitato e pronto a partire, preme per attaccare e vincere. La preparazione continua e le IDF sostengono di avere tenuto conto delle lezioni di un mese di guerra per progettare l'offensiva.
Ieri, quando le prime punte dell'attacco sono penetrate in Libano. E le truppe erano già in moto, l'offensiva si è fermata su pressione americana, aspettando i risultati dell'azione diplomatica. La giornata è continuata con la lenta avanzata nella fascia di sicurezze e con duri scontri a Marjayoun e Alhayam.
Tra i caduti, membri dell'avizione iraniana: lo confermano i documenti ritrovati sui corpi. Nuovamente bombardato a Beirut il quartiere di Dahiyeh. Una delle preoccupazioni è la crescita dell'aggressività siriana che, come scrivevo ieri, è stata sicurmente aiutata dalle dichiarzioni israeliane che ripetevano che la Siria non era tra gli obiettivi. Non discuto sul fatto che prevenire un allargamento del conflitto non sia una scelta desiderabile. Ma legarsi ufficialmente le mani durante una guerra non è mai la migliore delle scelte.

I riservisti che ieri hanno subito 15 caduti, accusano la condotta eccessivamente "morale" della guerra e si chiedono perché i villaggi da conquistare non sono semplicemente stati rasi al suolo dall'aviazione. Un articolo di The Spectator sulla superiorità etica dell'esercito israeliano, confrontatndo la carta dei principi delle IDF con quella della British Army. Vale la lettura.

Ma la condotta etica che crea problemi con una milizia che usa la scudo umano come strategia. Sarebbe solo bello che questo impegno, imperfetto ma visibile e costoso in termini di sangue dei propri soldati, fosse riconosciuto.

I razzi continuano


Madre e figlio uccisi nella Galilea occidentale da un razzo di Hezbollah. Non è confermato, ma sembra che Hezbollah abbia lanciato tre missili verso Tel Aviv, che però sono caduti a distanza dalla città. Stamattina Naharyia e Akko si svegliano con le esplosioni. Già cento razzi e molti feriti.



Fronte interno


Bloccato ad un checkpoint attentatrici suicide. Ma a Gerusalemme un cooperatore italiano viene assassinato a coltellate.
Hanyeyeh ha preannunciato con alcune dichiarazioni dei giorni scorsi una nuova mossa: Hamas sta premendo su Abbas perché dissolva l'autorità palestinese, il che riporterebbe tutta la situazione agli accordi pre-Oslo, restituendo ad Israele il ruolo di potenza occupante con i relativi obblighi rispetto alla popolazione civile (tra cui il pagamento dei salari agli impiegati). Dove andrebbero a finire le risorse risparmiate è facile immaginare.

Scudi umani: un po' di video (courtesy IDF)
lanciatore di katiuscia
Hezbollah dispone Katiuscia
vicino ad abitazioni civili
Lancio di razzi da dietro abitazioni
Lanciatori nascosti
nel garage

Lancio di missili dal villaggio
di Qana

Lancio di missili dall'interno
di una casa

6 agosto. Lancio dal villaggio di Barashit

Cannone antiaereo in area
residenziale

Lancio di missili dagi abitati
Qana e Zidkin (6 agosto)
Lancio di missili dalle
adiacenze di una casa


Il Centro Wiesenthal chiede di indagare il Libano per crimini di guerra e per avere deliberatamente permesso di trasferire agli Hezbollah migliaia di missili.




Ancora sui falsi di propaganda

The New Republic, non un blog della destra americana, invita a leggere con grande attenzione il resocondo di Yediot Aharonot, prestando particolarmente attenzione alla "Madre Coraggio" che piange sulla distruzione di tre delle sue case. TNR sottolinea come nessuna di queste analisi diminuisca la sofferenza per il dramma dei civili. E lo ripeto anch'io. Vediamo adesso il resoconto di Yediot Aharonot

Un nuovo video mostra l'uomo dall'elmetto verde dirige cameramen e fotografi (dalla TV tedesca). Ho perso il link del post in cui si diceva che l'ormai celebre personaggio sarebbe ripreso in un filmato di una riunione di governo libanese, il che testimonierebbe che l'uomo è offettivamente un alto esponente di Hezbollah. Oppure che il governo libanese è coinvolto nella "produzione" di notizie e "documentazione" filmata.

Nel frattempo, la BBC è accusata di non raccontare la guerra con obiettività. Pressioni sul ministero degli esteri per un boicottaggio.

Aggiornamenti

18.30 - Shabbat Shalom!
18.25 - Il voto sulla risoluzione è stato spostato in avanti. La diplomazia per adesso ha esaurito le sue forze. Olmert e Peretz danno luce verde all'offensiva.
18.00 - Non l'ho ancora letto, e non ho tempo di farlo adesso. Ma il Jpost prende duramente posizione sul Reutersgate
16.00 - Razzi su Haifa (Khaibar1), Tzfat e Kiryat Shmona
15.30 - L'ostacolo principale alla tregua sono i tempi del ritiro israeliano
14.30 - Olmert proibisce a Livni di assistere alla seduta del consiglio di sicurezza: è troppo "colomba". Andrà Peres.
14.00 - Israele chiede agli USA di accelerare la spedizione dei razzi a frammentazione
13.30 - Gli strateghi militari si oppongono alla bozza ONU
9.30 - Silvan Shalom espone le contrarietà ai termini della tregua
8.30 - Scontri violenti nel settore occidentale del fronte

8 commenti:

Paolo Ortenzi ha detto...

Se Hezbollah non disarma, Israele ha perso.

La prossima volta (e ci sara' di sicuro se la 1559 non verra' attuata...) che Hezbollah provochera' la reazione di Israele, non sara' armato solo di ATGM di varia fattura, ma avra' anche SAMs, ed il vantaggio avuto finora con l'aviazione e gli elicotteri scomparira'.

Non attaccando (e' anche quello un metodo di pressione per ottenere una risoluzione favorevole...) si rendono gli Hezbollah forti. Ed il mondo arabo li seguira', perche' ha bisogno di qualcuno forte da contrapporre non solo ad Israele (in questo senso la miopia, ed uso un termine benevolo, dei nostri media e dei politici EU e' incredibile...) ma a TUTTO l'Occidente libero.

Nel breve termine Olmert puo' ahche ottenere di risparmare 500 vite di soldati, ma la domanda e' quante vite israeliane mette in pericolo in futuro se Hezbollah non esce con le ossa rotte ora.

Le vittorie in sede ONU sono politiche, e possono essere messe in discussione in ogni momento.

Una vittoria sul campo, eclatante anche se magari parziale, per Israele non puo' essere discussa da nessuno. Ed e' una grossa carta da giocarsi in sede di trattative.

IMHO...

Se Olmert, una volta giocata la carta militare, non va fino in fondo puo' dire addio alla scena politica (v. editoriale ed analisi di Ha'aretz di oggi...) come pure il Kadima. E, purtroppo, prevedo un addensarsi di falchi per le prossime elezioni israeliane, un danno per certi versi piu' grosso dei katiusha.

barbara ha detto...

Concordo: qualunque conclusione che non comporti lo smantellamento completo di hetzbollah porterà automaticamente a una ripresa, prima o poi, della sua attività e di tutto ciò che a questa inevitabilmente seguirà.

Paolo Ortenzi ha detto...

Molto interessante, un altro punto di vista da Ha'aretz sulle lezioni da imparare dalla presente guerra:

http://www.haaretz.com/hasen/spages/749268.html

Paolo Ortenzi ha detto...

Un'altro link:

http://volokh.com/archives/archive_2006_07_16-2006_07_22.shtml#1153523571

che sinceramente mitiga l'entusiasmo per l'intervento ONU..

E'la storia dei tre soldati rapiti nel 2000 ad Har Dov, con la complicita' di truppe delle Nazioni Unite e dei tentativi di insabbiamento immediatamente operati dall'ONU.

Anonimo ha detto...

Come già detto se al termine delle operazioni di IDF ci sarà un'altra forza simile ad UNIFIL la sicurezza di Israele tra alcuni mesi sarà nuovamente in pericolo. D'altra parte vi immaginate gli ambigui europei schierare una forza sotto comando NATO con effettivi compiti di inibizione delle attività terroristiche e di contrabbando delle armi ?
Quello che Paolo Ortenzi ha segnalato a proposito di Har Dov è agghiacciante ma purtroppo rappresenta perfettamente che cosa è l'ONU tolta la retorica.
Scart

obender71 ha detto...

Questa volta condivido con il culotastierato. Con la sua strepitosa iniziativa strategica la leadership israeliana ha mostrato capacità e coraggio. A parte il, più o meno significativo, cambiamento di equilibri della regione quello che fa impressione è che l'Iran ha perso un suo importante asset senza poter fare nulla, ha subito e basta. Si tratta di un sonoro schiaffo al prestigio dei mullah iraniani, e un buon reminder per la loro postura agressiva. Hanno sicuramente perso un pò di baldanza, ora ci penseranno due volte prima di tentare avventure. Per quanto riguarda il Libano, esso cessa di esistere come entità geopolitica effettiva. Verrà risucchiato nel mare dell' "insignificatività" democratica. Da l'eliminazione di questo saliente e dalla crisi inevitabile di Hezbollah, conseguenze a medio-lungo termine davvero importanti.
Questo per rendere onore al merito, di Olmert, non di voi fanatici razzisti.
Con disprezzo.

Paolo Ortenzi ha detto...

In tutti i post (od anche nelle considerazioni di Tonibaruch) la invito a sottolineare una sola riga razzista.

Possono essere affermazioni o punti di vista non condivisibili da tutti, ma da qui a definirli razzisti ci corre qualche milione di anni luce.

Il disprezzo e' tutto suo, signore, visto che lei generalizza con tanta facilita'.

Tonibaruch ha detto...

Paolo

Guarda che per questi tipi sionista=razzista, quindi...

Mi diverte vedere che, a parte gli opposti sentimenti che il risultato provoca, sono abbastanza d'accordo con Obender sul come siano finite le cose.

Il risultato essenziale è che Israele abbia risposto, in modo non dimostrativo.
La fine, secondo me, e vedo anche secondo qualche libanese, è gravamente sfavorevole ad Hezbollah, e li mette in una condizione molto peggiore di prima.

L'Iran è stato a guardare, e il suo status ne risente.

Quindi non è male. Le vittorie totali contro la guerriglia terrorista, purtroppo, non sono cosa di questo mondo. Basta metterli, per il più lungo tempo possibile, in posizione di non nuocere.

Tb