18.10.05

Schede e bombe

Anche l'ipercritico NYT saluta il successo del referendum costituzionale
in Irak.

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Quello che già sappiamo, e da cui non si può mancare di essere
impressionati, è che un gran numero di Iracheni delle più varie idee
hanno deciso il loro futuro costituzionale, sfidando le minacce
terroriste. Hanno esercitato un basilare diritto democratico che sarebbe
stato inconcepibile solo pochi anni fa.


What we know already, and can't fail to be impressed by, is that large
numbers of Iraqis of all persuasions turned out, in defiance of
terrorist threats, to decide their constitutional future. They have
exercised a basic democratic right that would have been inconceivable
just a few years ago.

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Aggiungiamo che l'affluenza è stata ottima, compreso il triangolo
sunnita, che tutto si è svolto senza incidenti, e direi che ci si può
unire alle lodi che sentivo stamattina, riportate dal Wall Street
Journal, per una classe politica irakena che ha dimostrato di valere di
più di quanto si credesse, sia tra sostenitori che detrattori della guerra.

La situazione è meno rosea di quanto un neocon entusiasta potesse
sperare agli inizi. Ma anche meno fosca di quanto si ami dipingerla da
queste (e altre) parti. Auguri all'Irak e buon lavoro a chi lotta con le
schede e non con le bombe.

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"Se fossi in Francia sarei processato come i negazionisti"

Da un articolo del Dr. Muhammad Al-Habash sul giornale del governo
siriano, il miglior elogio mai offerto a MEMRI

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"There are at least 100 Arab satellite channels, and 100 Arab TV
stations. The number of radio stations is twice that, and the number of
newspapers, five times that number. And all this is just an estimate.

(...)

"But the Zionist MEMRI center does not only count them, it even monitors
them word by word and collects them, according to the principle of 'Not
one uttered voice should be left without a monitor ready to translate
it.' Then MEMRI brings up this information to decision makers, and
distributes it, in a different version, to other readers and [all] those
interested.

(...)

"If We Were in France Now, We Might Well Have to Stand Trial, Just Like
Roger Garaudy When He Cast Doubt on [the Truth About] the Holocaust"

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10.10.05

Sorpresa: Hamas è alla frutta

Il Jerusalem Post intervista Jeil Ziad, un oscuro militante di base che per cause di forza maggiore (epidemia di arresti) si trova catapultato ai massimi livelli di Hamas a Ramallah, guidando il movimento verso le elezioni.

Qualche settimana fa, il gruppo proclamava la vittoria su Israele. Ma nel periodo tra il ritiro e le elezioni, Hamas ha infilato, secondo gli analisti palestinesi intervistati dal Jpost, tutti gli errori possibili. Prima tirare troppo la corda dell'azione militare sparando missili su Israele, in un momento in cui la popolazione avrebbe preferito godersi un po' di pace, poi ha causato una strage durante la manifestazione, quando un camion carico di RPG è stato rovesciato, esplodendo. Poi si è scontrata con la polizia ANP. E per concludere ha lanciato un'offensiva di propaganda cercando di addebitare ad Israele l'esplosione e subendo il contraccolpo più di 400 arresti.

"Il popolo non ama votare un candidato in prigione".

"Durante la nostra intervista solo un militante è apparso nella sede, in quello che dovrebbe essere un movimentato periodo di elezioni. Dall'altra parte della hall, la sala d'aspetto di un oftalmologo pullulava di pazienti"

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I ribelli del Likud si squagliano

<>Apparentemente, Sharon continua a procedere inarrestabile macinando ogni
ostacolo, interno ed esterno. La ribellione nel Likud si spegne lentamente e si riduce a una debole voce di testimonianza: l'ultima riunione è stata un fiasco totale.

<>E così la prospettiva di una scissione si allontana.
Attila Somfalvi descrive la drammatica situazione dell'opposizione interna
"Per metterla gentilmente, hanno un problema. Non hanno un leader, non
hanno un obiettivo, persino il nemico arabo non è più quello di prima.
Insomma, non hanno niente".

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Le conversioni in Israele crescono del 50%

<>Apparentemente la spinta data dal governo ad un processo di conversione
più "umano" sta dando risultati.
Nell'articolo si cita però il caso di un cittadino arabo che lotta da
due anni col rabbinato di Tel Aviv ed una infinità di diffidenza e
ostacoli burocratici per riuscire a convertirsi, un desiderio che dice
di provare sin dall'infanzia. E' piuttosto irritato col rabbino
"ultraortodosso" che decide "al posto di D-o" chi è secolare, chi è
ateo... mi chiedo perché non abbia bussato anche alla porta del
rabbinato reform, che adesso è in grado di fornire una conversione
perfettamente accettabile dalla legge israeliana.

Tb

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9.10.05

Comunismo, politica di potenza, democrazia, politica di potenza

Click su: inserto pag.4

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Sergio Soave, docente di storia contemporanea (diessino) firma questo
articolo su comunismo e potere
, riflette sul fallimento, o meglio la
mancanza storica di qualsiasi spazio per il "comunismo democratico" e
rilegge la vicinanza del PCI al PCUS in termini non ideologici, ma di
apprezzamento politico per la politica di potenza sovietica.

Anche la forza del PCI nascerebbe da una "politica di potenza" interna,
legittimata dal ruolo di "emissario" di una grande potenza.

L'irrilevanza del dissenso democratico nella crisi e nel crollo
dell'esperienza comunista evidenzia la mancanza di una forza interna e
ineluttabile delle democrazia. E il bisogno, anche per la democrazia,
di affermarsi attraverso una politica di potenza.

Sforbicio un po' e linko in fondo.

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Uno dei difetti che si
possono riscontrare in altri studi dedicati
allo stesso argomento è che il Pcus
è considerato una specie di monolite,
privo di articolazioni interne, il che rende
il quadro parziale e per qualche
aspetto incomprensibile. Assai spesso i
comportamenti e le scelte dei dirigenti
del Pci sono stati la conseguenza della
percezione che avevano del confronto in
atto nelle alte sfere del Cremlino. Tutta
la storia del Pci, e degli altri partiti comunisti,
in questo senso, è legata indissolubilmente
alla storia del Pcus.

(...)

due leader del Pci [ingrao e amendola] che, con prospettive diverse,
anzi opposte, avrebbero posto, negli
anni successivi, il problema della democrazia
interna al partito e della liquidazione
della doppiezza sul carattere
democratico della via italiana al socialismo.
Ambedue, però, allora [1956], parteggiavano
per i carri armati, e questo spiega
perché in realtà non ci fu mai, nel “campo
socialista”, uno spazio reale per il cosiddetto
“comunismo democratico”.
Questo spazio non si è creato neppure in
quei paesi e in quei partiti comunisti
che ruppero col Pcus, in modo radicale
come quelli yugoslavo, cinese e albanese
o, in modo meno traumatico, quello
rumeno. La ragione è semplice: spezzare
il legame con la madrepatria sovietica
esponeva i gruppi dirigenti dei partiti
comunisti “eretici” al rischio di rotture
interne, provocate o no dall’azione
del Pcus, per reagire alle quali scelsero
sempre la via della repressione del dissenso

(...)

Si può
dunque pensare che la distinzione tra
socialismo democratico e comunismo
stia invece nella concezione della forzatura
volontaristica della storia. Se le cose
stanno così, è giustificato l’uso spregiudicato
della teoria al servizio delle
scelte politiche e di potere, di cui Stalin
fu maestro. Lo strumento per “forzare”
la storia è il potere, che non può essere
condiviso, se non per brevi periodi di
transizione e per ragioni tattiche, con
chi non abbia lo stesso intendimento. Se
le cose stanno così, ci si può proporre di
esaminare la storia del comunismo come
storia di un potere, e nel caso dell’Urss
di una potenza, che obbedisce a
dinamiche proprie. Il terreno principale
su cui si è mossa la graduale contestazione
della politica sovietica nel Pci,
infatti, è stata la critica alla “politica di
potenza”, condotta essenzialmente dalla
sinistra del partito

(...)

Si può
allora proporre un cambiamento di ottica,
che porta a considerare l’appoggio
all’Urss non come un fatto ideologico,
ma come un apprezzamento politico della
sua politica di potenza. Il caso di
Amendola può aiutare a seguire questo
ragionamento. Com’è noto Amendola
non condivise la critica, espressa dal
Pci, per l’occupazione sovietica dell’Afghanistan.
Ai suoi amici, che gliene chiedevano
stupiti la ragione, spiegò che
quelli che si opponevano all’Urss in
quella parte del mondo non combattevano
per la libertà contro il comunismo,
ma contro la secolarizzazione occidentale,
di cui l’Urss, ai loro occhi, era l’espressione.
Anche questa, col senno di
poi, può essere considerata una lettura
profetica. Amendola esprimeva l’apprezzamento
per la funzione di stabilizzazione
esercitata dall’Urss nel contesto
del bipolarismo, cioè una considerazione
sulla politica di potenza sovietica, anche
quando aveva ormai perso ogni illusione
sul suo regime interno e non nutriva
più speranze sulla sua riformabilità.
E’ un fatto che l’Urss è crollata
quando è fallita la sua politica di potenza

(...)

Una lettura meno ideologica delle vicende
del comunismo pone problemi
sgradevoli anche ai sostenitori della forza
ineluttabile della democrazia. Pensare
che sia stato il deficit democratico a
far crollare l’impero sovietico e a condurre
alla trasformazione socialista o all’irrilevanza
politica le forze comuniste
nei paesi democratici è consolatorio, ma
si può dubitare che sia vero. Il fallimento
del “comunismo democratico”, illustrato
anche da Guerra, che pure ci ha
creduto, è un aspetto del fallimento del
comunismo, ma è anche un segnale del
fatto che la democrazia non ha una “storica”
forza intrinseca, ineluttabile e invincibile,
e che quindi anch’essa per affermarsi
ha bisogno di una politica di
potenza.

(...)

I comunisti in Italia hanno
contato perché hanno saputo creare un
loro sistema di potere e perché erano
considerati gli alleati, e per certi aspetti
i mandatari, di una grande potenza.
Per questo hanno esercitato una funzione
tanto rilevante, nel bene e nel male,
nella storia del paese. Trascurare questi
aspetti fondamentali e fondanti, per inseguire
le chimere di una visione tutta
ideologica della loro alterità rispetto alle
questioni materiali del potere e dell’equilibrio
delle forze, può apparire utile
sul piano propagandistico, ma non
aiuta a capire la realtà di un’esperienza
che ha avuto tanto peso nella vicenda
italiana e internazionale, e quindi a elaborarne
criticamente il superamento.

Sergio Soave

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3.4.05

Desaparecidos che fanno meno notizia

[ A copy of this message has been posted to the newsgroup ]
[ it.politica.internazionale ]

Decine di Libanesi sono tenuti prigionieri dai siriani senza senza
processo e senza che il governo filosiriano né le autorità siriane
confermino nemmeno la loro detenzione, secondo i gruppi dei diritti
umani. Sonia Eid non vede suo figlio da 14 anni.

Desaparecidos: Yahoo News, Boston Herald, Meib.org.

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2.4.05

Fate la vostra cospirazione!

Un sito da provare per sapere davvero come va il mondo.

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Se fosse un amministratore delegato, sarebbe fuori dai piedi.

Durissimo articolo del WSJ contro Kofi Annan e le sue responsabilità in Oil for Food.


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27.3.05

L'ebraismo liberale, Terry Schiavo e il taglialegna

L'ebraismo afferma che il pikuach nefesh il "salvare una vita" ha la precedenza su ogni altra legge e considerazione. Ma l'ebraismno non è fatto dei dogmi e degli assoluti che spaccano tutto: è fatto di dettaglio. E' fatto di legge e di applicazione dei principi caso per caso. Le storie talmudiche citate nell'articolo qui linkato contengono alcune eccezioni. Per Rabbi Yehudah e Hananiah la morte era sia inevitabile che imminente. L'atto di morire era prolungato in un caso dalle preghiere dei discepoli e nell'altro dai panni bagnati messi a questo scopo dal boia. In ognuno dei due casi fu permesso di rimuovere l'impedimento a morire.
I rabbini credevano che a causa della sua meccanicità il suono del taglialegna potesse impedire la partenza dell'anima e che in questi casi il taglio della legna potesse essere fermato. Alcuni bioeticisti ebraici invocano il "principio del ventilatore" per rimuovere un respiratore artificiale che sia l'ultimo impedimento alla morte naturale.
Su tblong l'articolo in formato html

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26.3.05

L'ANP non disarma i terroristi, il ritiro si ferma.

Pessime notizie dalla Cisgiordania.

Il ministro della difesa israeliano Shaul Mofaz accusa l'ANP di non aver
mosso un dito nei primi 10 giorni in cui ha riassunto la sovranità di
Tulk'arm e Jericho per disarmare e controllare gli "attivisti"
ricercati, le cui liste sono state consegnate alle autorità palestinesi.

Israele ha pertanto annunciato di aver fermato il ritiro nelle prossime
città previste

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25.3.05

Chag Purim Sameach (e brutte notizie dalla Serbia)


La sinagoga di Subotica

Negli ultimi anni oltre 100 libri antisemiti sono stati pubblicati in Serbia

Ma mentre rimangono pochi Ebrei, l'antisemitismo fiorisce. Molte librerie fanno scorta del famigerato "I Protocolli dei Saggi Anziani di Zion", il libro russo dei primi del ‘900 che fraudolentemente pretendeva di svelare una cospirazione ebraica contro la popolazione non-ebrea del mondo, e specialmente contro quella cristiana. Cosa ancora più fastidiosa, un elenco di eminenti Ebrei serbi è stato recentemente pubblicato sul sito web di una organizzazione neonazista, accanto a messaggi inviati da visitatori del sito che chiedono che costoro siano uccisi (....)

Di Dragana Nikolic-Solomon e Ljubisa Ivanovic*, Belgrado, IWPR, 4 marzo 2005 (titolo originale: "Anti-Semitism Raises its Head in Serbia")
Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Carlo Dall'Asta

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24.3.05

Perché no.

La nuova costituzione è da buttare, ma non certo per quello che ci racconta il nuovo candidato della CEI. Anzi, esattamente per quelle opposte: caos e paralisi. Augusto Barbera sul riformista.


E il fondo di ieri

Il Foglio, raccontando la riforma del titolo V proposta dall'Ulivo, moderate (e dannatamente incasinate) in questo provvedimento spiega perché il melodramma sulla dittatura cantato da Prodi è ridicolo. Ma si dimentica di scrivere perché la riforma è un casino. Vabbé ci vediamo al referendum.

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21.3.05

Donne dimenticate: una preghiera laica alle femministe.

Combattiamo la piaga dei delitti d'onore nel mondo islamico.

Da un articolo di Emanuele Ottolenghi:
Il delitto d’onore nel mondo arabo e islamico (ma non solo) è l’assassinio di una donna da parte di uno dei familiari – padre, fratello, marito – a seguito di un atto che disonora il nome della famiglia. L’atto in questione non si limita al tradimento del coniuge, che nel diritto islamico, per essere punito, richiede quattro testimoni. Esso include la violenza carnale, il rifiuto di accedere a un matrimonio combinato dalla famiglia, l’uso di abbigliamento immodesto, l’essere sorpresi o visti in compagnia di maschi non membri della famiglia, il flirt, vero o presunto, con uomini, e tante altre azioni più o meno vistose che la società circostante considera come potenzialmente lesive dell’onore. I numeri sono spaventosi nonostante la difficoltà di accertarli. Si parla di migliaia di vittime in Pakistan e Bangladesh ogni anno – donne assassinate o sfigurate con acido e armi da taglio – centinaia in Giordania e Territori palestinesi e altre ancora in tutto il Medio Oriente.
(,,,)




http://www.gendercide.org/case_honour.html

Delitto d'onore e violenza familiare in Svezia


Il problema in Europa




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Timeline del conflitto Afghano (1979-1989)

Un utile memorandum su una guerra che ha coinvolto ucciso o ferito quasi metà della popolazione afghana


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